Il neonato piange quando lo metto giù? Cause comuni e come aiutarlo a dormire in culla

Perché il neonato piange quando lo metto giù - cause, rimedi

Un neonato può stare tranquillo e abbandonato tra le vostre braccia, poi trasformarsi in una piccola sirena appena la schiena tocca il materasso della culla. Si irrigidisce, inarca la schiena, agita le braccia e piange disperatamente. Oppure resta sveglio a piangere in culla mentre voi siete lì accanto, senza capire che cosa sia andato storto. Se vi state chiedendo «perché il mio neonato piange quando lo metto giù?», sappiate che è una difficoltà molto comune nei primi mesi.

In breve, il passaggio dalle braccia alla culla è un cambiamento importante per il sistema nervoso ancora immaturo del neonato. Il vostro corpo è caldo, si muove ed è familiare. Il materasso è piatto, fermo e separato. Il fatto che il neonato pianga quando viene messo giù non significa che odi la culla e non vuol dire che abbiate creato una cattiva abitudine. Nella maggior parte dei casi, ha semplicemente bisogno di essere aiutato durante questa transizione.

Questo articolo si concentra proprio sul momento in cui mettete il neonato nella culla, senza ripetere un elenco completo di tutte le possibili cause dei disturbi del sonno o di ogni metodo per calmarlo. Capire che cosa può succedere vi aiuterà a rendere meno stressante il momento in cui il neonato piange quando lo mettete in culla.

La scena più comune: tranquillo in braccio, agitato nella culla

Forse lo avete allattato, fatto ruttare, coccolato e dondolato piano. Le palpebre si fanno pesanti, le mani si rilassano. Aspettate ancora qualche istante e poi lo adagiate con attenzione nella culla.

La schiena tocca il lenzuolino.

All’improvviso il neonato sobbalza quando viene messo giù. Le braccia si aprono, il viso si contrae e scoppia a piangere. Alcuni bambini fanno un vero e proprio arcamento della schiena quando vengono messi giù, come se volessero allontanarsi dal materasso. Altri rimangono svegli, si lamentano e vi guardano mentre vi sporg maggio? over culla.

Può succedere la sera, dopo una poppata notturna o durante il sonnellino diurno. A volte accade anche quando sembrava completamente addormentato. Un neonato che rifiuta la culla non sta necessariamente rifiutando il sonno. Potrebbe reagire al cambiamento di posizione, di sensazioni o di vicinanza.

Perché il neonato piange quando viene sdraiato?

Le cause possono essere diverse e del tutto normali. Spesso se ne presenta più di una contemporaneamente.

1. La perdita del contatto e del movimento

Prima della nascita, il neonato viveva in uno spazio caldo e raccolto. Sentiva il battito del vostro cuore e la vostra voce, percepiva i movimenti mentre camminavate e non veniva quasi mai appoggiato su una superficie completamente piatta e immobile. Per questo i primi mesi vengono talvolta chiamati «quarto trimestre»: il bambino ha ancora bisogno di molta vicinanza mentre si abitua alla vita fuori dall’utero.

Le braccia offrono calore, pressione e movimento. La culla non li offre automaticamente. Per un neonato, il cambiamento improvviso può dare una sensazione simile a quella di una caduta, anche se lo state abbassando lentamente. È uno dei motivi per cui il neonato piange quando lo mettete giù dopo essersi calmato perfettamente tra le vostre braccia.

2. Il riflesso di Moro

Il riflesso di Moro del neonato è un riflesso naturale. Quando avverte un cambiamento di posizione o una perdita improvvisa di sostegno, può spalancare le braccia, allargare le dita e irrigidire il corpo, per poi iniziare a piangere. Il riflesso di Moro neonato si manifesta spesso proprio quando viene appoggiato nella culla, soprattutto nei primi mesi.

Una fasciatura eseguita correttamente può ridurre la sensazione di caduta e impedire che le braccia lo sveglino del tutto. Deve essere aderente nella parte superiore del corpo, lasciando però spazio sufficiente per muovere liberamente gambe e anche. Smettete di fasciare il bambino non appena mostra di voler rotolare, e mettetelo sempre a dormire sulla schiena, su una superficie rigida e piana. Quando inizierà a girarsi, sarà più sicuro usare un sacco nanna adatto a questa fase.

3. Il cambiamento di temperatura

Il petto, le braccia e i vostri vestiti sono caldi. Il lenzuolino può invece risultare più freddo sulla schiena del neonato, soprattutto se la stanza è fresca. Questo sbalzo di temperatura può svegliare un bambino che stava appena prendendo sonno.

Se il materasso sembra freddo, potete scaldare brevemente il lenzuolo con una borsa dell’acqua calda, ma dovete rimuoverla completamente prima di appoggiare il neonato. Controllate prima la superficie con la mano: deve essere tiepida, mai bollente. Non lasciate mai nella culla una borsa dell’acqua calda, una coperta elettrica o qualsiasi altro oggetto per riscaldare il materasso. Evitate anche di coprire troppo il bambino.

4. Fame o ruttino non completato

Un neonato può sembrare assonnato perché la poppata lo ha fatto rilassare, ma avere ancora bisogno di latte. In altri casi, una piccola bolla d’aria ingerita durante la poppata diventa fastidiosa quando viene messo in posizione orizzontale. Il risultato è apparentemente inspiegabile: dorme in braccio, poi si sveglia e piange quando viene sdraiato.

Chiedetevi se la poppata è stata più breve del solito, se il bambino si è distratto o se mostra segnali di fame, come cercare il seno o il biberon, portare le mani alla bocca e succhiare con insistenza. Dopo la poppata tenetelo un po’ in posizione verticale e provate a fargli fare un altro ruttino, senza insistere troppo. Non tutti i neonati fanno un ruttino sonoro, quindi non è necessario continuare a battere sulla schiena all’infinito.

5. Aria nella pancia o lieve reflusso

La pressione dovuta all’aria nella pancia può aumentare quando il bambino viene spostato o messo in posizione supina. Anche il reflusso lieve è frequente nei primi mesi, perché il muscolo che impedisce al latte di risalire dallo stomaco non è ancora completamente maturo. Potreste notare deglutizioni rumorose, piccoli rigurgiti, movimenti irrequieti, smorfie o pianto subito dopo averlo appoggiato.

La culla deve rimanere piana e libera. Non sollevate il materasso e non usate cuscini, riduttori, posizionatori o altri supporti per tenerlo inclinato. Se i sintomi del reflusso sono frequenti o interferiscono con le poppate e con la crescita, chiedete consiglio al pediatra, all’ostetrica o al consultorio familiare. Anche in presenza di reflusso, il sonno sicuro prevede che il neonato venga messo sulla schiena, su una superficie rigida e orizzontale.

6. Stanchezza eccessiva

Un sonnellino saltato o un periodo di veglia troppo lungo possono rendere più difficile addormentarsi, non più facile. Quando è stanco oltre misura, il neonato può diventare inconsolabile, inarcare la schiena, piangere intensamente e riuscire a calmarsi solo in braccio. Può sembrare completamente sveglio anche se avrebbe un grande bisogno di dormire.

È per questo che a volte il neonato non dorme se non in braccio dopo un pomeriggio particolarmente movimentato. Imparate a riconoscere i primi segnali di stanchezza: lo sguardo perso nel vuoto, le sopracciglia arrossate, i movimenti a scatti, gli sbadigli o il minor interesse per i volti. Iniziate a rallentare il ritmo prima che il pianto diventi intenso.

7. Forse è ancora troppo presto

Può accadere anche il contrario. Se il neonato non ha ancora accumulato abbastanza sonno, potrebbe rimanere sveglio e piangere in culla perché è abbastanza stanco da lamentarsi, ma non abbastanza da addormentarsi. Una poppata o una lunga coccola possono renderlo assonnato, senza però prepararlo a un sonnellino completo.

Non esiste un orario perfetto valido per tutti i neonati. Osservate il vostro bambino invece di seguire rigidamente l’orologio. Se dopo un breve tentativo si sveglia ripetutamente tranquillo e sorridente, provate a posticipare leggermente il momento della nanna. Se invece diventa agitato e inconsolabile, anticipate il sonno successivo.

8. L’ambiente non è adatto

Una stanza troppo luminosa, il silenzio improvviso o una temperatura scomoda possono rendere più evidente il passaggio dalle braccia alla culla. Alcuni bambini si rilassano meglio con una luce soffusa e un rumore bianco costante già attivo prima di essere appoggiati. Altri preferiscono i normali rumori della casa e fanno fatica nel silenzio assoluto.

Mantenete la stanza fresca ma non fredda e controllate il petto o la schiena del bambino, non le mani, per capire se ha caldo o freddo. Il rumore bianco deve essere tenue, posizionato lontano dalla culla e mai tanto forte da costringervi ad alzare la voce per parlare.

9. Il neonato ha bisogno di vicinanza

Il desiderio di essere tenuto in braccio è normale durante lo sviluppo. Non è un capriccio e non state «viziando» il neonato se rispondete al suo pianto. Non sta cercando di controllare le vostre serate: comunica, nell’unico modo che conosce, che il passaggio dal contatto alla separazione gli risulta difficile.

I sonnellini a contatto e la fascia porta bebè possono essere una parte utile della giornata, soprattutto quando il bambino ha meno di tre o quattro mesi. Non impediscono al neonato di imparare a dormire in autonomia più avanti. Seguite però le indicazioni di sicurezza per la fascia o il marsupio e spostate il bambino su una superficie libera e rigida se avvertite sonnolenza.

Come far dormire il neonato in culla senza pianto

Non è possibile garantire un trasferimento silenzioso ogni volta. L’obiettivo non è costringere il bambino a dormire da solo, ma rendere il cambiamento meno brusco e dargli la possibilità di rimanere tranquillo.

Preparate prima la culla

Preparate tutto prima di iniziare a cullare o allattare il bambino:

  • Materasso rigido e piano con lenzuolo con angoli ben aderente
  • Neonato sistemato sulla schiena, senza cuscini, coperte morbide, giochi o posizionatori
  • Temperatura confortevole e luce soffusa
  • Rumore bianco già acceso, se aiuta il vostro bambino
  • Lo stesso sacco nanna o la stessa fasciatura usata durante il rilassamento, se fasciare è ancora sicuro per la sua età e il suo sviluppo

Un sacco nanna familiare può diventare un segnale utile. Non è una soluzione magica, ma la ripetizione aiuta il bambino a riconoscere che sta arrivando il momento di dormire.

Riscaldate il lenzuolo in modo sicuro

Se il materasso è freddo, potete appoggiare per poco tempo una borsa dell’acqua calda sul lenzuolo mentre sistemate il bambino. Rimuovetela sempre prima di metterlo nella culla e controllate che la superficie non sia calda. Non usate coperte elettriche e non lasciate mai strumenti per riscaldare sotto o accanto al neonato che dorme.

Quando possibile, aspettate il sonno più profondo

Se state spostando un neonato molto piccolo dopo averlo allattato o cullato, aspettate che le braccia siano rilassate, il respiro regolare e il viso disteso. Possono servire alcuni minuti. Poi fermatevi per 10-20 secondi, tenendo una mano appoggiata delicatamente sul petto o sulla pancia, prima di sollevarlo.

Questa pausa può evitare il classico momento in cui vi allontanate troppo presto e sentite subito il pianto dalla culla.

Abbassatelo lentamente mantenendo il contatto

Appoggiate prima il bacino e le gambe, poi le spalle e infine la testa. Tenete una mano ferma e delicata sul petto o sulla pancia per circa un minuto. La pressione deve essere leggera e costante. Quando il respiro e il corpo sono rilassati, togliete lentamente la mano.

Se il neonato si muove, provate ad aspettare invece di sollevarlo subito. Un breve gemito o qualche movimento non indicano sempre un risveglio completo. Se il pianto aumenta, prendetelo in braccio e ricominciate con calma. Non c’è nessun premio per chi aspetta che il bambino diventi completamente inconsolabile.

Calmatelo brevemente su un fianco, poi rimettetelo sulla schiena

Alcuni bambini non amano essere appoggiati completamente sdraiati in un solo movimento. Potete tenerlo tra le braccia per qualche istante in una posizione leggermente laterale, appoggiarlo nella culla e poi ruotarlo con delicatezza sulla schiena prima di lasciare la presa. La posizione finale per dormire deve essere sempre supina.

Questo accorgimento può rendere il passaggio più graduale, ma non lasciate mai il neonato a dormire sul fianco.

Che cosa non fare

Quando il neonato piange in culla dopo ogni tentativo, la stanchezza può far sembrare ragionevoli anche soluzioni rischiose. Evitate queste reazioni:

  • Non lasciate un neonato a piangere a lungo per «insegnargli» a dormire. Nei primi mesi ha bisogno di cure pronte e responsive, mentre i metodi strutturati di educazione al sonno non sono adatti a un neonato.
  • Non scuotete mai il bambino. Se vi sentite sopraffatti, mettetelo al sicuro sulla schiena nella culla, allontanatevi per qualche minuto e chiamate una persona di fiducia.
  • Non circondatelo con cuscini, asciugamani arrotolati o coperte. Possono ostacolare la respirazione o causare surriscaldamento.
  • Non usate riduttori, posizionatori, culle inclinate o nidi improvvisati.
  • Non addormentatevi con il bambino in braccio sul divano o su una poltrona. Sono luoghi particolarmente pericolosi se l’adulto si assopisce con un neonato.

Potete confortarlo senza pretendere che ogni sonnellino avvenga nella culla. In alcune giornate difficili, un sonnellino a contatto, con un adulto vigile e nelle condizioni corrette, può essere la scelta più pratica.

Quando è normale e quando è meglio chiedere aiuto?

Il pianto quando viene appoggiato è frequente nei primi mesi. Perché il neonato piange? Spesso perché essere tenuto in braccio gli sembra più sicuro e familiare, non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va. Con il tempo, molti bambini accettano la culla per periodi più lunghi: i riflessi si attenuano, la digestione matura e il sistema nervoso impara a gestire meglio i cambiamenti.

Parlate con il pediatra, l’ostetrica o il consultorio se il pianto è inconsolabile per ore, compare insieme alla febbre o si associa a difficoltà nelle poppate o a scarso aumento di peso. Chiedete rapidamente un parere medico in caso di difficoltà respiratoria, addome gonfio o particolarmente dolente, forte sonnolenza o vomito a getto. Fidatevi delle vostre sensazioni: sapete riconoscere quando il pianto del vostro bambino è diverso dal solito.

La domanda «perché il mio neonato piange quando lo metto in culla?» spesso ha una risposta molto semplice e delicata: il passaggio dalle braccia al materasso è ancora troppo grande per lui. Potrebbe aver bisogno di calore, di un trasferimento più lento, di un ruttino, di essere messo a dormire prima o semplicemente di maggiore contatto. Non significa che stiate sbagliando. Non è una cattiva abitudine. È un sistema nervoso ancora immaturo che chiede aiuto per passare dalle vostre braccia alla culla, un piccolo passo alla volta.


Questo contenuto è solo a scopo informativo e non deve essere utilizzato come sostituto del parere del medico, del pediatra o di altri operatori sanitari. In caso di domande o dubbi, consultare un professionista sanitario.
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